Pd, dubbi sul no al federalismo tra le fila venete

POLITICA. Intanto il partito è sceso in piazza contro i tagli in Regione
Pd, dubbi sul no al federalismo tra le fila venete

Piero Erle
Filippin e Stradiotto: «Il decreto varato è una truffa perché porta più tasse e no autonomia ai Comuni» sbrollini e Fracasso: «Sì, ma dialogo con la Lega»

Domenica 06 Febbraio 2011REGIONE,pagina 8 “Il Giornale di Vicenza”

È andato in piazza a Padova ieri, il Pd veneto, per protestare come annunciato contro i pesanti tagli “di bassa lega” che stanno calando sul bilancio della Regione. Ma la questione che scuote le fila del Partito democratico è il “no” pronunciato in commissione bicamerale sul decreto sul federalismo municipale. Al convegno del Pd vicentino sabato scorso era stato lanciato (Variati, Fracasso, Ginato) un appello – fatto proprio poi dalle parlamentari sbrollini e Rubinato – a non alzare il muro. Era un invito a non votare contro.
Ma la linea è stata per il “no”, ampiamente giustificata dal sen. Marco Stradiotto, unico parlamentare veneto del centrosinistra in bicamerale. Per lui in sostanza «quel decreto non è federalismo. Per dieci motivi. La riforma crea più centralismo e più poteri a Roma; minore autonomia per i Comuni; minore responsabilizzazione per gli amministratori locali; più tasse per i lavoratori dipendenti; più tasse per i pensionati; più tasse per le pmi; nessuna tassa comunale per gli evasori; disparità intollerabili tra Comuni privilegiati e svantaggiati, anche dentro la stessa regione; privilegi per i Comuni delle regioni a Statuto speciale; confusione e incertezza normativa».
Ma in casa Pd c’è perplessità perché (vedi le parole del sindaco Diego Marchioro di Torri di Q.) si rischia di essere accusati di aver “bocciato il federalismo”. C’è qualche rimorso? «Proprio no – replica decisa Rosanna Filippin – perché è esattamente il contrario di chi sostiene che il nostro voto è stato “politico”. No: è stato un voto contro un testo che non è federalismo. E noi sfidiamo la Lega a fare un vero federalismo municipale, che dia autonomia agli enti locali, perché così non è: si riduce l’autonomia e non si responsabilizzano affatto i Comuni. Si spaccia questo decreto come la soluzione, ma non è così e gli stessi elettori misureranno in che razza di labirinto fiscale ci porta questo decreto. La Lega ha tradito il federalismo».
Stefano Fracasso, consigliere regionale, non contesta la linea ma qualche dubbio sul campo lo mette. «Sia chiaro: ho ascoltato più volte Stradiotto e nel merito del testo che è stato presentato in bicamerale sul federalismo dei Comuni devo dire che il Pd ha fatto bene a dire no. Non si dà autonomia ai Comuni, e poi si tassano di più gli edifici “non prime case”, che qui in Veneto non significa tanto “villaggi turistici” quanto capannoni, laboratori, uffici, commercio, cioè l’imprenditoria piccola e diffusa del territorio». Ma sulla linea politica Fracasso continua a scuotere il Pd: «La riforma del titolo 5° della Costituzione l’ha fatta il centrosinistra e su questo tema del federalismo il Pd deve esserci fino in fondo. Credo che in Veneto il federalismo dei Comuni sia sentito più che in qualsiasi altra regione. Mi auguro che la Lega capisca che è necessario tornare in commissione e con serenità rivedere il testo, e non si faccia condizionare da Berlusconi».
E anche l’on. Daniela sbrollini rilancia «la sfida alla Lega», ma di fatto la lancia anche ai vertici del suo partito. Il testo del decreto è negativo, dice, «perché non cambia nulla per i sindaci almeno fino al 2014 e intanto invece il Patto di stabilità li sta mettendo in ginocchio». Ma «come ho detto nel partito assieme all’on. Rubinato avrei preferito un voto di astensione perché ci consentiva di tenere più aperto un dialogo con Lega. Un dialogo che ci vuole, perché noi noi vogliamo portarlo a casa davvero, il federalismo». E sbrollini rilancia: dopo «il giusto stop di Napolitano» ci vorrà un nuovo passaggio in Parlamento «e per me c’è l’occasione di riproporre alla Lega un dialogo per cambiare il testo in modo che dia davvero un sostegno ai sindaci. Riapriamo il discorso – conclude – magari con alcuni emendamenti condivisi che potrebbero avere anche una maggioranza ampia».

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