DONNE DEMOCRATICHE, NESSUNA CONNESSIONE BUONA SCUOLA CON TEORIA GENDER

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Le Deputate, Senatrici, Consigliere Regionali e Portavoci Regionale e Provinciali del Veneto con tutte le Donne Democratiche, a seguito di quanto diffuso negli ultimi giorni, tra social e giornali, sulla strumentale interpretazione dell’art. 1 comma 16 della Legge n. 107/15 (Buona Scuola) data dai promotori di un referendum abrogativo della stessa e sulla mozione approvata il 01/09/15 dal Consiglio Regionale del Veneto, hanno deciso di intraprendere una campagna di sensibilizzazione e informazione per chiarire come la Buona Scuola non abbia alcuna connessione con la c.d. teoria del Gender e permettere ai genitori di affrontare con serenità le proposte di offerta formativa che le Istituzioni Scolastiche proporranno loro per l’anno scolastico 2015/16,.

Il citato comma 16 recita:

“Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la  prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti  e  i  genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del  decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93…” («Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere: “b) promuovere l’educazione alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere  nell’ambito  dei  programmi  scolastici delle scuole di ogni ordine e  grado, al fine di  sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle donne e la  discriminazione  di  genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo”).

Il senso è esplicitato con chiarezza e non può dare adito ad interpretazioni personali, la scuola ha dei compiti precisi ed il formare le persone secondo i principi di pari opportunità e di rispetto dell’altro è fondamento di crescita corretta dello studente. Inoltre nella riforma è ribadito il Patto di corresponsabilità educativa con le famiglie, favorendo un sempre più consapevole e responsabile coinvolgimento delle stesse nella scelta dell’indirizzo educativo per i loro figli.

Niente a che fare dunque con il terrorizzante “gender” tanto sbandierato, ma che non è altro che la traduzione inglese di “genere” e che il dizionario di filosofia Treccani ci spiega come: “Il termine italiano genere traduce l’anglosassone gender, introdotto nel contesto delle scienze umane e sociali per designare i molti e complessi modi in cui le differenze tra i sessi acquistano significato e diventano fattori strutturali nell’organizzazione della vita sociale.”

La differenza tra generi non è negata, le peculiarità di ciascuno non vengono compresse in un unico canone di possibile riferimento, ma è il rispetto per ciascuno da parte di tutti e dei singoli e l’offrire ad ognuno pari opportunità che fa la differenza tra un’ideologia sterile e terrorizzante ed un progetto educativo di crescita condiviso tra persone.

Quello che le Democratiche si propongono è evitare che siano calpestati i risultati di anni di lavoro di donne e uomini sulle “pari opportunità” che devono essere offerte alle persone nella formazione, nel lavoro, nella vita, perché possano contribuire egualmente alla crescita della nostra società.

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