Chi ha detto che non lavoriamo?

Tratto da il Giornale di Vicenza, venerdì 14 giugno 2013 – CRONACA – Pagina 17, di Marco Scorzato
IL VIAGGIO. Otto su dieci al debutto: fanno tutti i pendolari settimanali «Ma chi ha detto che nella capitale non si lavora?» Riunioni, commissioni, voti in aula: dal mattino a tarda sera per deputati e senatori tanti impegni e svaghi al minimo. E una Roma “mordi-e-fuggi”.

Un caffè sulla carrozza-bar. Certe idee, certe proposte che poi magari diventano legge dello Stato nascono sul treno, di buon mattino. Il Frecciargento delle 6.41 in partenza da Padova, il martedì, porta a Roma la gran parte dei parlamentari veneti e vicentini. Un caffè è occasione di confronto e dialogo, in viaggio verso la Capitale per la settimana (corta) dei lavori alla Camera o al Senato. Corta, perché spesso si conclude il giovedì sera, ma concentrata d´impegni, da mattina a notte, tra istituzioni, partito, categorie, sindacati. Ne siamo stati testimoni. L´alta velocità accorcia il viaggio e alle 9.40 i deputati Pd Federico Ginato e Filippo Crimì sono già sullo stesso taxi: fermata in piazza Colonna e dritti a Montecitorio, bagaglio al seguito. «L´unico giorno che vado alla Camera senza il trolley è il mercoledì», sorride Ginato. Non è il solo. Sono giornate dense! : c´è da fare a tal punto da saltare pranzi e cene, volendo. Talvolta capita. PRESENTI. Sarà che otto parlamentari su dieci sono al debutto assoluto, sarà che in loro c´è voglia d´imparare, di dimostrare a sè, al partito, agli elettori di meritare il posto; sarà poi che le assenze in aula quando si vota vanno a decurtare lo stipendio, fatto sta che i vicentini sono “sul pezzo”, almeno a livello quantitativo: ore in aula e nelle commissioni, riunioni e voti. «E poi le carte da studiare, la sera, quando rientriamo in hotel», ricorda Daniela Sbrollini, deputata del Pd. HOTEL, BILOCALI & SUORE. Già, l´hotel. La maggioranza di loro vive una “Roma mordi e fuggi”: niente casa, soggiorno in albergo, per lo più a tre stelle; 3-4 giorni nella Capitale e «il resto a Vicenza, a lavorare sul territorio, con incontri anche la domenica». È l´agenda di tutti. Un´alternativa all´hotel è l´istituto religioso: «Sto dai frati trinitari», racconta il renziano Crimì, 25 anni. Tra i pochi ad aver preso un appartamentino in affitto, «zona Fori Imperiali», c´è Alessandra Moretti, deputata Pd: lo condivide con la marchigiana Alessia Morani, bersaniana (com´era lei). «La casa? Non ho avuto il tempo per cercarla – dice Rosanna Filippin, senatrice Pd – Dovrei venire nei giorni in cui non c´è lavoro in aula, ma sono in Veneto». Fanno eccezione i senatori Pierantonio Zanettin (Pdl) che la casa ce l´ha in quanto sposo di una romana, e Giorgio Santini (Pd) che ha «un appartamento da 12 anni», da quando era ai vertici della Cisl. «Bilocale soppalcato in affitto» in centro, condiviso con un collega senatore, per Enrico Cappelletti, dei 5 stelle. «All´inizio ero dalle suore – racconta -, ma era sull´Aurelia: ci voleva più di un´ora, su bus strapieni, per venire qui a lavorare». PORTABORSE PREZIOSI. “Qui” è l´ufficio che Cappelletti condivide con tre colleghi dietro Palazzo Madama e dove ha «iniziato i colloqui» per selezionare il portaborse, per cui gli eletti hanno 3.500 euro a disposizione. «Ma deve essere tutto in regola, contributi e contratto depositato». ricorda Sbrollini, che nella scorsa legislatura depositò il contratto della sua collaboratrice «prima che fosse obbligatorio». Altri hanno i portaborse “di gruppo”: «Versiamo i soldi alla Lega – dice Filippo Busin, deputato padano – e ci avvaliamo del personale del gruppo». “Larghissime intese” sul fatto che i collaboratori siano «figure irrinunciabili, vista la mole di lavoro». SVAGHI AI MINIMI. E gli “onorevoli privilegi”? «Al Senato hanno tolto il ristorante, per risparmiare», ricorda Zanettin, che pranza con una macedonia, in piedi alla buvette. A dispetto di tante leggende, la Roma mordi-e-fuggi dei politici vicentini non lascia spazio ai sollazzi, ai salotti. Almeno per ora. «Cinema o teatro? Ci vorrebbe il weekend, ! ma torniamo su», dice Ginato. Idem per Erika Stefani, senatrice, che n! on ha «ancora visto il papa», ammette, e la cui «massima concessione serale è la cena con i colleghi della Lega, quando si finisce a un´ora decente». A volte si vota in aula fino alle 21. E poi c´è chi va in tv e i partiti incastrano altre riunioni di lavoro. «Siamo abbondantemente pagati per farlo – riconosce Filippin – ma questo è un lavoro impegnativo e cui dedicare tanto tempo». Se interpretato bene, non le si può dare torto. E la sensazione è che gli ultimi arrivati siano anche i più assidui. Per la cronaca: dopo commissioni, aula, riunioni di partito, e una pasta al ristorante alle 23, Ginato approda in hotel dopo mezzanotte, trolley alla mano. Ora lo può posare. Domani si ricomincia alle 8.30.

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