Allarme povertà infantile. Interrogo il Ministro Idem

L’Italia investe poco su politiche per infanzia e istruzione

Dall’ultimo rapporto pubblicato da Save the Children, emerge che l’Italia spende troppo poco per la protezione sociale dei bambini e per l’istruzione. I dati sono allarmanti e noi non possiamo permetterci di essere agli ultimi posti delle classifiche europee: tenere le politiche per l’infanzia ai margini significa non investire nel futuro del nostro Paese. Per questo, tramite interrogazione, ho chiesto l’intervento del Ministro per le Pari Opportunità, lo Sport e le Politiche Giovanili.
Se scorriamo poi il rapporto Unicef, scopriamo che stiamo vivendo una vera emergenza infanzia: 2 milioni di bambini italiani vivono al di sotto della soglia di povertà, circa il 50% di questi ha un’età compresa tra zero e sei anni e quasi il 24% vive in stato di deprivazione materiale. Ad esempio, sono in costante aumento le segnalazioni provenienti dagli enti locali riguardanti bambini e bambine che la mattina arrivano a scuola senza aver consumato un pasto. Stiamo parlando di un paese civile e industrializzato in cui purtroppo la tutela delle nuove generazioni non è cosa scontata. Per invertire la rotta è necessario che prevenzione, educazione e istruzione siano al centro dell’azione politica del governo, in un’ottica lungimirante.
In un paese civile la povertà infatile è un fenomeno inaccettabile sia dal punto di vista etico che della violazione dei diritti, oltre al fatto che è un grave problema per il futuro dell’Italia. La situazione economica che stiamo attraversando ha un impatto duro sulle nuove generazioni e rischia di creare nei prossimi anni importanti mutamenti socioeconomici. Abbiamo il dovere di intervenire con politiche ad hoc per proteggere i nostri cittadini più vulnerabili, i bambini. Dobbiamo potenziare la protezione sociale dell’infanzia e favorire l’istruzione come chiave del progresso economico e sociale del Paese, perché la povertà e l’esclusione sociale che milioni di bambini vivono oggi non si traduca in una condizione di pari disagio nell’età adulta.

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