Violenza e suicidio a Sant’Agostino. Proteggere le donne per proteggere anche gli uomini. Urge approvazione di mia Proposta di Legge

Intervenire sul tessuto sociale e culturale, finanziare Centri Antiviolenza, oltre ad azioni penali

Roma, 6 dicembre 2012. «È una tragedia inaccettabile, espressione di una realtà che preoccupa ogni giorno di più». Così Daniela Sbrollini commenta la terribile vicenda che l’altra notte ha visto coinvolti due giovani vicentini. Lui la accoltella, la sevizia e poi si toglie la vita.

«Dobbiamo sforzarci di approfondire la realtà che ci circonda. Ricordiamoci che le forme estreme di violenza non sono quasi mai atti isolati, ma il gesto finale di una o più violenze psicologiche, economiche o fisiche pregresse, l’extrema ratio di un percorso degenerativo che può sfociare in azioni gravi come anche il femminicidio. Purtroppo le donne che denunciano le violenze subite sono solo una piccola parte, mentre aumenta il numero delle donne che tollerano e soffrono in silenzio, per la paura di perdere i figli o perché ricattate economicamente, o semplicemente perché non sanno riconoscersi come vittime. Non capiscono che non si tratta solo di relazioni sfortunate o di situazioni al di fuori della normalità. In fondo spesso è difficile distinguere fra amore e violenza e si rimane intrappolate in un clima che si fa via via più drammatico. Occorrono misure di prevenzione sociale e culturale, oltre ad azioni penali specifiche. Serve una campagna di informazione che sensibilizzi l’opinione pubblica, bisogna finanziare i Centri Antiviolenza, di cui anche Vicenza è dotata».

In questa direzione va la proposta di legge che Sbrollini ha presentato nelle scorse settimane e la cui approvazione si fa sempre più urgente. La legislazione italiana ha prodotto negli ultimi anni alcune norme a tutela della donna, dalla violenza sessuale al mobbing e allo stalking.

«Oggi è importante unire le forze e dotare l’Italia di una legge organica che agisca con azioni penali, ma ancor prima sul tessuto sociale e culturale grazie a interventi di prevenzione che educhino al rispetto non solo della donna, ma della persona in quanto tale. Proteggere le donne significa proteggere anche gli uomini da pericolose concezioni culturali, da una condizione di fragilità e dalle conseguenti degenerazioni psicologiche ed emotive che possono tradursi in ciò che si è verificato l’altra notte a Sant’Agostino».

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