Il testo del mio intervento al convegno Fipac sulla medicina di gruppo. 

Buongiorno a tutti, 


ringrazio per l’invito che mi è stato inviato dalla Fipac, ed in particolar modo dal vicepresidente ed amico Lino Ferrin. Avrei voluto partecipare a questo importante incontro ma purtroppo gli impegni dell’Aula alla Camera dei Deputati mi impediscono di essere oggi sul territorio. Proprio in queste ore in Aula stiamo discutendo su alcune mozioni concernenti iniziative volte a garantire agli enti locali adeguati trasferimenti di risorse, con particolare riferimento a quelli necessari per l’espletamento dei servizi sociali essenziali . Un tema importantissimo, che si lega a quello discusso da voi oggi . 

Ho letto attentamente il comunicato stampa di Fipac e lo condivido. La salute deve rimanere un diritto inalienabile e pubblico. Un diritto per tutti. Se a livello nazionale ci manteniamo sempre tra le migliori sanità al mondo,purtroppo esistono profonde differenza tra nord e sud del paese. Tra Regione e regione. Differenze che vanno assottigliate senza però levare risorse alle regioni più virtuose.

E’ vero anche però, che la sanità Veneta in questi ultimi anni è purtroppo passata dal secondo posto al quinto nelle classifiche nazionali . 

E’necessario, tornare a sviluppare politiche di eccellenza, per risalire la classifica e per garantire ai nostri cittadini un servizio, migliore, moderno , liberando risorse dalle attuali spese per la burocrazia e l’amministrazione per porle a servizio delle prestazioni sanitarie. 

Gli investimenti in ricerca, in ri-organizzazione, nelle cure domiciliari, nel personale, come tanti altri tipi di investimento, non sono solo spese: sono risorse che migliorano la qualità del servizio, e nel medio-lungo tempo migliorano la salute dei nostri cittadini.

Entrando in particolare sul tema del giorno, parlando di organizzazione di erogazione dei servizi socio-sanitari,  la medicina di gruppo è forse l’innovazione più importante. 

E’ necessario, ripensare ad un servizio capillare sul territorio regionale , un servizio efficiente senza però costose strutture che portano solo ad aumento dei costi ed in cui si annidano troppo spesso potenziali sacche di corruzione e speculazione. 



Per questo l’idea è di istituire 330 presidi sanitari in tutto il veneto : uno ogni 15 mila abitanti. Strutture leggere ma efficienti che aiutino a ridurre gli accessi al pronto soccorso, (ormai pieni di lavoro 24h su 24h e  7 giorni su 7)e i tempi di attesa per le visite mediche. Fare politica significa non solo pensare alla condizione attuale del nostro territorio, ma anche  prevedere le esigenze future della popolazione. Ecco perché , e lo dicono chiaramente i dati demografici : con una popolazione sempre più anziana ,e quindil’aumento delle malattie croniche, i medici devono stare il più possibile vicino ai pazienti.

La medicina di gruppo, è una soluzione nuova che fa sintesi delle diverse esigenza della sanità italiana : si tratta non solo , con un necessario investimento, di razionalizzazione delle spese , ma anche di un certo miglioramento del servizio per le famiglie sul territorio. Aprire gli studi medici per 12 ore al giorno significherebbe intercettare nuove esigenze della popolazione, i ritmi di vita sono profondamente mutati e soprattutto sono diversi in ogni famiglia. Giovani, Donne, Lavoratori , anziani: esigenze diverse il SSN non può rinunciare ad interpretare le necessità di tutti garantendo un servizio agevole sia in termini di tempi d’attesa e di distanza dai luoghi di casa e lavoro. 


Nonostante i troppi ritardi della regione sul tema, non più accettabili, è vero che recentemente è stato siglato un accordo che va verso il decentramento delle prestazioni sanitarie , l’auspicio è che chiunque governerà la sanità in Regione nei prossimi 5 anni possa comprendere ed attuare questo cambiamento radicale .

Allo stesso tempo è necessario combattere la resistenza di alcuni medici e di alcune sigle sindacali e categorie perché la medicina di gruppo possa funzionare. Se la medicina di gruppo è la soluzione che vogliamo allora che vengano studiati incentivi ai medici e per le strutture che vogliono intraprendere questa giusta direzione.

Siamo il Veneto, dobbiamo tornare a ragionare come regione di eccellenza, ed esempio in Italia anche per il servizio sanitario. 


Concludendo, voglio ribadire che il mio impegno per portare avanti a Roma questo tema sarà continuo. Come Vicepresidente della Commissione Affari Sociali e Sanità della Camera dei Deputati mi impegnerò a porre il tema nell’agenda politica nazionale . La commissione, come anche la conferenza Stato-Regioni, (in cui il veneto dovrà contare di più) , devono essere un pungolo, un sostegno al Governo ed al Parlamento perché questa riforma possa concretizzarsi nel più breve tempo possibile.


Daniela Sbrollini 

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