Tav scippata, mea culpa dei parlamentari

FERROVIE. Dopo le critiche dell’Associazione Industriali alla situazione creatasi e la chiamata in causa di deputati e senatori eletti nel territorio vicentino

Antonio Trentin
Mercoledì 04 Agosto 2010 CRONACA, pagina 12 “Il Giornale di Vicenza”.

Calearo contro «i leghisti che sono cinque e non contano niente». Franco non fa polemica: «Il ritardo non è una sconfitta»
«I parlamentari veneti sono stati meno capaci nell’attività di squadra, mentre altri gruppi sono riusciti a raggiungere risultati concreti per le loro regioni»: è questo il succo che Daniela sbrollini, deputata del Partito democratico, trae dalla nuova ed ennesima fase di scontro tra vicentini del territorio (categorie, Camera di commercio e amministratori locali) e vicentini a Roma (gli onorevoli). Più o meno garbatamente i primi accusano i secondi di essersi fatti scippare il pacco di euro necessari per la progettazione dell’Alta velocità ferroviaria sull’ancora irrisolto nodo dei Berici, come ha evidenziato per prima l’Associazione undustriali. Lei, la parlamentare Pd, ricorda che di suo ha provato a metterci qualcosa: due interrogazioni nel giugno 2009 e nel maggio 2010. E cita un passo della risposta che nel novembre scorso le aveva dato il ministro dei trasporti Altero Matteoli: “In attesa di individuare la migliore soluzione per l’attraversamento del nodo di Vicenza, l’avvio della tratta Alta velocità/Alta capacità Verona-Padova è solo rinviato all’anno prossimo e quindi l’investimento sarà inserito nella prossima manovra triennale 2009-2011”. Quesito conseguente: ma quanto si deve aspettare ancora per lo scioglimento del nodo vicentino? Ma ecco qualche reazione dei politici messi sotto accusa.
CALEARO ATTACCA. Massimo Calearo – nel 2008 capolista del Partito democratico battutosi proprio per le urgenze infrastrutturali del Vicentino e del Veneto, oggi rutelliano con l’ApI a Roma e promotore di un’Ave regionale in area centrista – condivide l’allarme del suo successore alla guida dell’Associazione Industriali del Vicentino e inquadra politicamente così la situazione: «Il presidente Roberto Zuccato, che da tempo sponsorizza il passaggio della Tav a Vicenza, ha messo il dito nella piaga: a Roma i parlamentari della maggioranza sono cinque, tutti leghisti, e non contano niente». «Non c’è un ministro o sottosegretario vicentino: l’ultimo, Stefani al turismo ci fa ancora vergognare con i turisti tedeschi – dice riferendosi all’assenza berica dal governo e alle vicissitudini degli stagionati vecchi tempi berlusconiani in cui il leader leghista vicentino andò in conflitto con la Germania per difendere il premier -. L’unico che si era interessato con il sottosegretario con delega alla Tav, il leghista Castelli, è stato il senatore Alberto Filippi, subito sconfessato dal collega Franco». «Gli imprenditori e tutti quelli che hanno votato Lega – conclude Calearo – comincino a farsi un esame di coscienza: tante parole e pochi fatti».
FRANCO E LA LEGA. Paolo Franco, segretario provinciale leghista e senatore, non fa polemica ma conferma il problema dei problemi: da troppi anni manca la coesione dei vicentini. «Purtroppo – commenta – sul progetto per l’Alta velocità si rischia di perdere un’occasione importante e il perché è senza dubbio riconducibile ad una scarsa unità di intenti su un progetto condiviso. Per la tratta vicentina compresa tra Verona e Padova, in particolare, le difficoltà economico-finanziarie e lo scarso coordinamento progettuale sono alla base di un rallentamento che non va tuttavia letto come una sconfitta, ma come un ritardo che occorre affrontare attraverso un lavoro comune»
IL TUNNEL E POI? Pierantonio Zanettin, ex-parlamentare di Forza Italia e oggi coordinatore provinciale del Pdl, concorda con Achille Variati sul fatto che l’esclusione della progettazione sui Berici non è in sè un guaio irreparabile («i fondi vanno e vengono nei bilanci» avvertiva il sindaco vicentino; «lo scippo come tale non esiste» conferma Zanettin) e che tutto dipende dalla mancata individuazione di un progetto di attraversamento dell’area centrale vicentina. Tocca a lui fissare il punto di partenza delle disgrazie progettuali a Vicenza: «Quando fu scritta nel libro dei sogni l’utopia del maxi-tunnel che doveva sottopassare la città». Dopo quella velleità, troppo costosa e irraggiungibile, Vicenza insegue ancora, le forze sociali incalzano, i politici finiscono sotto accusa
CONTE: MAI CERCATO. «Condivido pienamente l’esigenza e l’invito a creare, attorno al tema Tav ma non solo, una vera lobby territoriale, che sappia far pesare la posizione di Vicenza sui tavoli decisori nazionali. La collaborazione con le categorie economiche e il loro giusto richiamo è fondamentale – commenta Giorgio Conte capogruppo del neonato Fli finiano – e rappresenta un valore aggiunto per i processi decisionali quali quelli per le grandi infrastrutture. In questo settore ma non solo, Vicenza soffre però della mancanza di esponenti di governo. Ma, ad onor del vero, devo anche dire che nessuno, sindaci, associazioni, Camera di Commercio, mi ha mai coinvolto o ha mai richiesto un mio intervento, informandomi delle decisioni assunte. Ricordo che negli ultimi due anni sono stato presidente dell’Osservatorio ambientale per la tratta Alta velocità Milano-Torino, maturando un’esperienza importante sulla materia ma senza ricevere richieste di alcun tipo per azioni utili al territorio».

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