On. Sbrollini (PD): “Non facciamo morire la sanità pubblica”

Il nostro sistema sanitario è una grande “infrastruttura” e un bene comune per l’intero Paese, e come tale va seguita e monitorata periodicamente.

Purtroppo sono troppi gli episodi di malasanità, troppe le inefficienze, gli sprechi, e soprattutto è poca la lungimiranza e l’attenzione profusa negli anni nel costruire e gestire un sistema moderno vicino ai cittadini.

La trasformazione volta all’efficienza e al miglioramento del sistema può avvenire solo se si mette in campo un lavoro di squadra capace di coinvolgere gli operatori della Salute, il Governo Nazionale, le Regioni e i cittadini utenti.

Oggi la sanità pubblica è vista, da una parte della politica e da alcuni partiti, solo come un costo, una enorme spesa, quasi come un peso che lo Stato non può più sostenere.

Al contrario va ribadito che la Salute è un diritto essenziale sancito dalla Costituzione, un elemento che qualifica il nostro Paese e che risponde ai principi di uguaglianza ed equità.

Bisognerebbe ripartire dal 2006 quando l’allora Governo Prodi seppe attivare il “Patto per la Salute”.

Un accordo tra Governo e Regioni teso all’aumento delle risorse per i L.E.A (livelli minimi di assistenza), per gli investimenti, per l’ammodernamento delle tecnologie e per l’avvio dei piani di rientro per superare i disavanzi sanitari.

Un investimento basato su due pilastri: la rete ospedaliera e la medicina territoriale.

Una scelta e un percorso che se perseguito avrebbe portato ad un equilibrio tra salute e sostenibilità finanziaria.

La fine prematura di quella esperienza di Governo riportò a Palazzo Chigi Silvio Berlusconi che, con il suo nuovo Governo, bloccò e cancellò questa riforma della medicina territoriale, riducendo il tema sanità ad uno spreco, rafforzando quella malsana idea e opinione che la sanità pubblica sia un costo e sia solo inefficiente.

Questa idea di governo della Sanità messa in atto dal centrodestra ogni volta che è chiamato alla guida del Paese, ha prodotto la sciagurata manovra Tremonti dell’agosto 2011 che prevedeva 8 miliardi di tagli lineari sino al 2014.

Parlare di tagli lineari significa far sparire i diritti delle persone, cancellare la professionalità dei medici, mettere sullo stesso piano eccellenze e inefficienze.

Questo modo di gestire la Sanità e le risorse ad essa dedicate vuol dire abdicare al ruolo della politica come azione riformatrice, abbandonare la qualità dei servizi, portare la gestione in capo al Ministro dell’Economia chiamato a vagliare risorse e costi della sanità pubblica, guidato ovviamente più dal faro del rigore economico che dalle esigenze reali dei cittadini utenti.

Le conseguenze di questi assurdi provvedimenti sono presto traducibili e rintracciabili nella realtà quotidiana. Basti pensare che negli ultimi 10 anni i posti letto negli ospedali si sono ridotti di 40 mila unità (pari al 15% del totale dei posti letto ), e nel pubblico il taglio è stato 3 volte superiore rispetto a quello privato.

I fatti drammatici di malasanità di questi giorni, i pronto soccorso ridotti all’osso in tutta Italia sono un campanello d’allarme che non va sottovalutato.

Non posso però non ricordare che il Veneto è oggi al terzo posto per la sua qualità di servizi: un patrimonio di eccellenza che va tutelato e che non può segnare punti d’arresto e di retrocessione.

Elementi di malasanità possono però rapidamente manifestarsi anche nei nostri territori se si dovesse abbassare la guardia.

Lo stesso primario del pronto soccorso di Vicenza dott. Riboni è da poco intervenuto pubblicamente per manifestare alcuni disagi.

I fatti dimostrano come questi ambienti siano diventati luoghi che scoppiano, aree di parcheggio in attesa di recuperare un posto letto, che il più delle volte manca.

Sono problemi legati alle strutture e alla loro gestione.

Ma da tutto ciò non risultano immuni nemmeno gli operatori della Sanità costretti a fare i conti con turni allucinanti e scarsità di personale.

Dati più volte sollevati dalle sigle sindacali, che hanno evidenziato anche la grave criticità che il blocco del turn-over rappresenta per l’intero sistema.

Sia chiaro: è giusto razionalizzare e ottimizzare le risorse, come è giusto perseguire una politica attenta ad evitare sprechi e a tagliare inefficienze.

Questa è una battaglia che va fatta, soprattutto per il rispetto che si deve ai tanti contribuenti onesti che chiedono giustamente attenzione nella spesa pubblica.

Ma il riordino complessivo va gestito con attenzione, sapendo che la priorità oggi é quella della costruzione e del consolidamento della medicina territoriale, delle case della Salute; cosa che va fatta con un patto capace di coinvolgere i medici di famiglia per garantire la loro qualificata presenza nel territorio accanto alle strutture ospedaliere chiamate a seguire le criticità.

Dobbiamo allora portare a termine quella riforma rimasta incompiuta, perché bloccata dal centrodestra, basata sulla rete ospedaliera e sulla medicina territoriale, unico strumento capace di ridare fiducia agli operatori sanitari e ai nostri cittadini.

Questo è un grande impegno che si deve portare avanti tra politici seri di tutti gli schieramenti in parlamento e a livello regionale.

Io e il gruppo del PD continueremo il nostro impegno per promuovere azioni capaci di perseguire questi obiettivi a stretto contatto con il Ministro della Salute Balduzzi.

On. Daniela Sbrollini

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