Lo Stato riconosca i rischi delle vaccinazioni multiple ai militari

Vaccini ai militari. Se fatti in modo sconsiderato, le conseguenze sono tragiche.

Va assicurata la trasparenza del servizio sanitario militare

Serve un intervento normativo per riconoscere alle vittime i benefici previsti dalla legge in materia di sicurezza sul lavoro

IMG-20141014-WA012Roma, 14 ottobre 2014. «Le vaccinazioni sono uno strumento essenziale per il contenimento e l’eliminazione di gravi malattie infettive, ma se somministrate in modo scorretto possono dare luogo a patologie serie, anche tumorali. Certe dell’importanza di tutelare i nostri militari, insieme alla senatrice Silvana Amati, abbiamo presentato un’interrogazione sia alla Camera sia al Senato». È quanto dichiara l’On. Daniela Sbrollini, Vicepresidente della Commissione Affari Sociali e Sanità della Camera, impegnata oggi nella conferenza stampa sui rischi delle vaccinazioni multiple ai militari.

«Nella passata legislatura, la Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito ha definito l’esistenza di un criterio probabilistico tra la causalità di determinate patologie a carico del sistema linfatico e la modalità di somministrazione delle vaccinazioni. E diverse sono state le sentenze che in questi anni hanno riconosciuto i diritti delle famiglie dei soldati deceduti. Dalla sentenza Finessi del Tribunale di Ferrara che ha condannato il Ministero della Salute a risarcire la famiglia del militare riconoscendo un nesso di causalità tra il linfoma per il quale Francesco è deceduto a 22 anni e le modalità di somministrazione dei vaccini, fino alla sentenza del Tar del Friuli che ha accolto il ricorso di Andrea Rinaldelli padre di Francesco, imponendo al Ministero della Difesa un riesame della vicenda».

«I protocolli sulle vaccinazioni vanno applicati meticolosamente, perché sappiamo che i vaccini, se somministrati in modo improprio, possono abbassare le difese immunitarie e aprire le porte a tumori e altre malattie invalidanti. Parliamo di molti giovani che dopo le somministrazioni hanno sviluppato serie malattie, anche mortali. Urge una maggiore trasparenza da parte del servizio sanitario militare, che responsabilmente deve tutelare i militari ed evitare loro conseguenze tragiche».

«Confidiamo in un risultato celere e concreto – conclude Sbrollini -, in grado di assicurare la piena tutela del diritto alla salute, sia ai militari attualmente in servizio sia a quelli che verranno, e affinché le opportune verifiche portino presto al riconoscimento, come “vittime del dovere”, dei militari ammalati o deceduti per patologie causate dalla modalità di somministrazioni dei vaccini».

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