Figli a 50 anni, è lecito?

SANITÀ/1. Fa discutere la delibera regionale che alza l’età limite per la fecondazione assistita

Gianmaria Pitton
Commenti positivi in casa Pdl e Lega, ma «servono aiuti alle donne in gravidanza».

Sbrollini, Pd: «Favoriamo le adozioni»

Sabato 18 Giugno 2011 CRONACA, pagina 23 “Il Giornale di Vicenza”

Nuove possibilità per venire incontro a legittimi desideri di maternità, o rischio di ritrovarsi con generazioni di mamme-nonne? Fa discutere la recentissima delibera della Giunta regionale del Veneto, la prima in Italia, che alza a 50 anni il limite per le donne per accedere alla fecondazione assistita in regime pubblico, cioè a carico del sistema sanitario nazionale. Le prestazioni saranno cioè gratuite, a parte il pagamento del ticket; tra gli altri parametri, la delibera fissa il numero massimo di tentativi, 3 o 4 a seconda della tipologia di fecondazione assistita a cui si ricorre.
Ornella Galleazzo, consigliere provinciale del Pdl, presidente della Commissione provinciale Pari opportunità, ammette che la notizia, di primo acchito, le aveva suscitato qualche perplessità, «poi però è subentrato un ragionamento che è partito dalla mia esperienza personale: ho avuto il mio secondo figlio a 41 anni e mi sentivo giovane. Credo quindi che la questione vada affrontata in maniera pragmatica: se una donna di 50 anni è giovane nel fisico e nella mente, perché impedirle di poter diventare mamma? Penso che ci sarà anche una valutazione medica, nel momento in cui una donna di quell’età chiederà di accedere alla fecondazione assistita. E se ci sono i presupposti fisici e psicologici, perché no?».
Anche secondo Manuela Dal Lago, parlamentare della Lega Nord, è ormai un dato di fatto che «una donna a cinquant’anni non è considerata anziana ed ha quindi tutto il diritto di diventare mamma»: bene ha fatto la Giunta regionale veneta, aggiunge Dal Lago, a porsi come apripista.
Critico invece il commento di Daniela sbrollini, parlamentare del Pd: «Mi preoccupa il divario molto alto fra le età del genitore e del bambino. Ci prepariamo forse a una generazione di mamme-nonnte? Capisco il desiderio di maternità, ma mi faccio delle domande. E rilancio con un appello: stiamo riscrivendo la legge sulle adozioni per renderla più moderna e meno burocratizzata. Rendere più semplice l’accesso all’adozione potrebbe consentire di dare delle alternative al desiderio di genitorialità. I bambini abbandonati sono tanti. Mi rivolgo al sottosegretario Martini, che so sensibile a questo tema: perché non ci occupiamo di questo aspetto, senza farne una battaglia di contrapposizione politica, ma guardando alle vere priorità?».
Tra le motivazioni della delibera c’è la constatazione che ormai si diventa mamme sempre più tardi: «Se una donna – nota Arrigo Abalti, capogruppo vicario Pdl in consiglio provinciale – desidera avere figli in età fertile si scontra con un sistema che nei fatti le è ostile. Spero che adesso la giunta regionale vari un pacchetto di provvedimenti che aiutino le mamme, quelle che hanno l’“età giusta”, ad avere la certezza di poter serenamente procreare anche se hanno un lavoro precario e nessuna assistenza dallo Stato».
Posizione molto vicina a quella di Cristina Balbi, consigliere comunale del Pd con delega alle pari opportunità: «I tempi sociali e i tempi biologici non coincidono più. Serve maggiore attenzione a politiche sociali che consentano alla donna di essere mamma quando è pronta biologicamente. Spesso è la mancanza di autonomia economica l’ostacolo maggiore alla gravidanza. Non posso certo condannare il desiderio di maternità, legittimo anche a 50 anni – conclude Balbi – ma mi chiedo se spesso non si tratti di un desiderio di onnipotenza»

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