Crisi aziendali nel vicentino: un appello per aprire un tavolo permanente

«I risultati non si ottengono né con la violenza verbale né con la protesta. Facciamoci carico della responsabilità che il nostro incarico comporta e agiamo in fretta»

In questi ultimi anni di difficoltà ho cercato di stringere un legame ancor più forte con il territorio. Ogni giorno nuove aziende chiudono, decine di persone perdono il posto di lavoro, assistiamo attoniti a suicidi legati a problemi economici. A fronte della drammaticità che investe il territorio vicentino un tempo florido, è necessario un governo forte che con politiche serie sia in grado di invertire il senso di marcia e riportare benessere. A livello provinciale, nonostante le difficoltà, abbiamo fino ad ora potuto contare sul lavoro dei sindacati e delle associazioni di categoria, punti di riferimento imprescindibili per imprenditori e lavoratori, ma non possono e non devono restare gli unici attori di questa situazione. La politica ha la responsabilità di agire arginando la drammaticità e dando ossigeno e speranza: sappiamo che il 2013 sarà l’anno più duro e che gli ammortizzatori sociali non saranno sufficienti a fronteggiare l’ondata di crisi. Ciò che rischiamo è di esacerbare le tensioni sociali. Per scongiurare tutti i rischi del caso, dobbiamo rimanere uniti e lavorare insieme su un patto forte per rilanciare l’economia in una realtà importante come la nostra.

Lancio quindi un appello ai politici vicentini. Abbiamo il dovere di fare un lavoro di sintesi e di dotarci di strumenti normativi moderni, nonché di lavorare per restituire urgentemente agli imprenditori quel che spetta loro. Quanti imprenditori sono costretti a chiudere per i crediti e non per i debiti? Quanti coloro che aspettano i compensi per le opere che hanno compiuto nel nostro territorio? Uno degli 8 punti del Pd consiste proprio in un impegno forte per dare, nell’arco di cinque anni, quei 70 miliardi di euro che gli imprenditori attendono dagli enti locali. Ci vuole un impegno prima di tutto morale da parte dello Stato per rimettere in circolo liquidità e dare così respiro alle famiglie.

Il mio è un appello urgente alla concretezza. I risultati non si ottengono né con la violenza verbale né con la protesta. Facciamoci carico della responsabilità che il nostro ruolo comporta e apriamo un tavolo permanente tra quanti più attori possibili, per non perdere altro tempo né il contatto con la realtà.

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