Carceri. Apriamo la nuova stagione della politica carceraria e della giustizia

Non possiamo pensare di risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri ricorrendo ogni sette anni a strumenti come l’amnistia o l’indulto. Quello che l’Europa si aspetta è la risoluzione del problema alla radice. Per questo serve riprogrammare la politica carceraria. Abbiamo il dovere morale, oltre che giuridico, di porre fine all’attuale situazione di sovraffollamento che lede la dignità e i diritti dei detenuti e rende difficile il lavoro degli agenti penitenziari. Ma è nostro compito ripensare anche alla giustizia, in Italia eccessivamente lenta.

Dobbiamo avviare una discussione parlamentare al fine di adottare le misure legislative necessarie in tema di riduzione dell’area applicativa della custodia cautelare, previsione di pene non carcerarie, depenalizzazione di alcuni reati, potenziamento del sistema delle misure alternative alla detenzione, revisione delle limitazioni ai benefici penitenziari e degli inasprimenti di pena ai condannati recidivi (legge ex Cirielli), trattamento penale nei confronti degli stranieri (legge Bossi-Fini), trattamento penale e terapeutico dei tossicodipendenti autori di reato (legge Fini-Giovanardi).

Guardo quindi con molta perplessità l’adozione di atti di clemenza che in ogni caso dovrebbero escludere categoricamente i reati di violenza contro le donne, quelli contro la salute e la sicurezza sul lavoro, i reati tipici della politica del malaffare e della pubblica amministrazione corrotta, i reati di matrice mafiosa, nonché quelli finanziari e fiscali, anche perché altrimenti l’Italia, che detiene il record di evasione fiscale, perderebbe credibilità in Europa e nel mondo.

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