Biotestamento, Sbrollini: “Una legge inutile che riduce lo spazio dei diritti”

“Volevamo una legge mite, ci ritroviamo con un mostro giuridico”. Il giudizio di Daniela Sbrollini, deputata Pd, componente della commissione Affari sociali, sulla legge che ha varato il testamento biologico, è netto. “E’ stato prima creato uno strumento nuovo come la Dat e poi è stato svuotato di qualunque senso – continua l’on. Sbrollini -. Una cosa incomprensibile. Noi, tanto in commissione quanto in aula, ogni volta che ci è stato consentito, abbiamo lavorato affinchè si costruisse quella che abbiamo chiamato una “legge mite”, cioè una normativa che affrontasse un tema così complesso e delicato con attenzione, con cautela, con giudizio, evitando invasioni, riducendo il più possibile lo spazio per forzature”.

“Il discorso sul biotestamento – prosegue la deputata – è cominciato con l’intenzione di costruire una legge così, leggera, di principio, che ampliasse lo spettro delle possibilità già sancite dalla Costituzione di rifiutare cure ritenute accanimenti terapeutici; costruire la possibilità di tale rifiuto anche per i pazienti non coscienti che avessero, in stato di coscienza, depositato una volontà. Oggi ci troviamo di fronte ad una proposta di legge invasiva, eccessiva, che deborda dai limiti che in uno stato laico la legge dovrebbe darsi, e finisce col paradosso di produrre un effetto quasi contrario a quello iniziale: volevamo ampliare le possibilità, sono state ridotte”.

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