«Tagli ai Comuni, li voteremo»

I PARLAMENTARI. Deputati e senatori vicentini giudicano indispensabile una riforma degli enti locali che riduca i costi

Gianmaria Pitton
Dal Lago:«Non si può tornare indietro». Stefani: «Da qualche parte bisogna cominciare» Calearo: «Via tutte le province»

Lunedì 15 Agosto 2011 CRONACA, pagina 10 “Il Giornale di Vicenza”

Una votazione alla Camera. È possibile che sulla manovra si ponga la fiducia Piccoli Comuni che spariscono, Province che saltano. Sui numeri non ci sono ancora certezze, si tratterà di vedere come il decreto-legge sulla manovra finanziaria arriverà in Parlamento, e quali modifiche subirà nei passaggi in commissione e nella Camere. Il governo non pare intenzionato a porre la fiducia, quindi ci sarà spazio per gli emendamenti. Per il momento, comunque, i parlamentari vicentini si allineano: un dimagrimento del corpus degli enti locali serve. Pensare di salvare qualcuno, piuttosto che qualcun altro, avrebbe l’effetto di permettere una deroga alla dieta. Magari fa bene al morale, ma rischia di compromettere un percorso inevitabile.
«Che logica ha mantenere in vita un Comune da 150 abitanti?», dice Manuela Dal Lago, Lega Nord, riferendosi direttamente a mo’ di esempio alla realtà di Laghi, il più piccolo paese del Veneto per numero di abitanti. «Si possono trovare altri modi per preservarne l’identità, ma i costi vanno ridotti. Se ne parla da molto tempo», nota la parlamentare, che ricorda varie esperienze, anche nel Vicentino, per l’accorpamento di servizi fra Comuni diversi. «Ci saranno spazi di manovra? Vedremo – dice – ma è impossibile pensare di tornare indietro».
Si dice tuttavia possibilista il senatore Alberto Filippi sulla sorte di alcuni dei piccoli Comuni: «Per alcune realtà, specie di montagna, la fusione potrebbe anche non essere la soluzione più adeguata. Penso invece che per Zovencedo l’accorpamento con Arcugnano sia non solo probabile, ma auspicabile, porterebbe dei vantaggi a dei cittadini che già gravitano, di fatto, verso quel Comune. Il quale, ricordo, è governato da un sindaco giovane come Paolo Gozzi, che in due anni ha messo a posto i conti e ora può persino investire. Zovencedo e Arcugnano potrebbero fondersi in modo armonioso».
Il collega senatore Paolo Franco, della Lega Nord, ammonisce: «Prima di chiudere il cerchio, bisognerà leggere attentamente il testo del decreto-legge. Ci sarà sicuramente un’ampia discussione in commissione. Sui Comuni si dovranno fare considerazioni attente, hanno sempre una funzione importante. Ma è sinceramente difficile ipotizzare di mantenere in vita quelli più piccoli». Il sen. Franco rammenta che, fra le ipotesi che giravano prima del varo del decreto-legge, c’era anche quella che metteva a 5 mila abitanti il tetto per gli accorpamenti: «Quello sì, che sarebbe stato fuori luogo».
E LE REGIONI? Daniela sbrollini, deputato del Pd, tocca il tema delle Regioni a statuto speciale: «La manovra finanziaria non le prende in considerazione – spiega – ma eliminarle permetterebbe sicuramente un grande risparmio. Ciò non significa che non si debba creare una serie riorganizzazione degli enti pubblici, con la riforma di tanti Comuni che non hanno più senso di esistere». Le forme alternative ci sono, le Unioni per esempio, che potrebbero permettere di gestire i servizi essenziali senza creare disagio per i cittadini. «Lancio un messaggio in questo senso all’Anci, che tra non molto tempo celebrerà il proprio congresso nazionale. E lancio un appello anche ai colleghi parlamentari vicentini – conclude sbrollini – C’è spazio per pensare ad eventuali emendamenti unitari».
«Che non sia facile ridurre il numero degli enti locali, è vero – è il commento dell’on. Stefano Stefani, Lega Nord – ciascuno ha la propria storia, le proprie ragioni. Ma da qualche parte bisogna cominciare, altrimenti non ne veniamo più fuori», aggiunge, citando l’esempio della Francia dove i tentativi di riforma, fatti mantenendo un altissimo numero di enti pubblici locali, si sono rivelati un disastro».
La manovra ha invece intrapreso la direzione giusta, nota Manuela Lanzarin, deputato leghista, «accelerando lungo un percorso che era già stato imboccato: penso ad esempio all’obbligo delle funzioni associate per i Comuni sotto i cinquemila abitanti, che era già stato ventilato. La razionalizzazione è indispensabile, va naturalmente gestita mantenendo le peculiarità e le identità anche dei piccoli paesi». Secondo Lanzarin bisogna far crescere la giusta mentalità, e cita la propria esperienza da sindaco di Rosà: «Il mio Comune ha 14 mila abitanti e quattro frazioni, abbiamo deciso di chiudere due plessi scolastici per costruirne uno nuovo a metà strada. Ci sono state proteste delle frazioni e di singoli cittadini, ma serve senso di responsabilità». Quello che serve anche nel caso delle Province, la cui riduzione va nel senso auspicato di una riorganizzazione globale.
«TOGLIAMOLE TUTTE». Massimo Calearo Ciman (Responsabili) è più che favorevole al taglio della Province, anzi, «sono firmatario – dice il deputato – di una legge per abolirle completamente, sono un ente inutile». Sui piccoli Comuni, Calearo ammette che ci sono situazioni particolari, «ma se ci mettiamo a fare differenze – aggiunge – non è più finita. Sia mantenuto il tetto dei mille abitanti, punto e a capo. I Comuni facciano sistema, è l’unica soluzione». Della manovra, poi, Calearo trova positivo il taglio degli stipendi ai parlamentari, «ma non è stato introdotto il limite dei mandati, che avevo chiesto».
Anche Giorgio Conte (Fli) è favorevole all’abolizione totale delle Amministrazioni provinciali: «Non è vero – commenta – che in questo modo sparirebbe la Provincia, a sparire sarebbe l’amministrazione provinciale, che è una cosa diversa. Così come per i piccoli Comuni, non è che scompare il paese, ma si taglia l’amministrazione comunale». Secondo Conte, tuttavia, il tetto dei mille abitanti è solo una proposta, che potrebbe essere emendata: «Finalmente, e tardivamente – aggiunge – si procede con l’abolizione di alcune amministrazioni provinciali e comunali. Sui criteri, peraltro, ci sarebbe da ridire: i 300 mila abitanti, per le Province, permettono di salvare proprio quelle a guida leghista».
Dalla Provincia di Vicenza, intanto, l’assessore al bilancio Cristiano Sandonà si dice non contrario alla privatizzazione delle società partecipate: «Dobbiamo iniziare un percorso virtuoso assoluto negli enti pubblici. Se fra le azioni utili c’è la privatizzazione delle società partecipate, non la escludiamo».

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